Star Trek XI, il film reboot di J.J. Abrams della saga di "Star Trek", con Zachary Quinto, Chris Pine e Leonard Nimoy, sbarca nei cinema a velocità curvatura.
Film: Star Trek - Il Futuro ha Inizio
Titolo originale: Star Trek
Nazionalità: USA
Anno: 2009
Durata: 127 minuti
Genere: Azione, Fantascienza, Drammatico
Regia: J. J. Abrams
Sceneggiatura: Roberto Orci, Alex Kurtzman
Fotografia: Daniel Mindel
Musiche: Michael Giacchino
Scenografia: Karen Manthey Cast: Chris Pine, Zachary Quinto, Leonard Nimoy, Eric Bana, Karl Urban, John Cho, Zoe Saldana, Anton Yelchin, Simon Pegg, Bruce Greenwood, Ben Cross, Winona Ryder
Al Cinema: dall'8 Maggio 2009
Trama
XXIII Secolo. Durante un attacco romulano alla nave spaziale U.S.S Kelvin vede la luce James T. Kirk (Chris Pine). Dopo 25 anni l'indisciplinato Kirk viene sospeso all'Accademia della Flotta Stellare ma dovrà correre in aiuto della Federazione Unita dei Pianeti contro la minaccia di Nero (Eric Bana), nonostante il logico vulcaniano Spock (Zachary Quinto). In gioco c'è il loro futuro.
Recensione
J.J. Abrams confenziona l'undicesimo film della leggendaria saga "Star Trek" presentando un nuovo inizio con gradevoli citazioni dalla vecchia linea filmica che al contempo parla anche il linguaggio degli occasionali spettatori proponendo un film più spettacolare che mai, ma che strizza l'occhio fin troppo al box office.
I PRODROMI
Quando fra vari falsi allarmi emerse il nome di J.J. Abrams alla guida di Star Trek XI un boato simile allo scoppio di un motore a curvatura pervase il mondo dei fan trek. Chi accendeva lumini, chi presagiva un flop peggiore che con "Star Trek X: Nemesis", chi immaginava di assistere ad un naufragio spaziale alla "Lost" pieno di enigmi irrisolti.
La scelta degli interpreti, sconosciuti per lo più, fu accolta con "Boh, Mah, Non lo so". Per non parlare dei pensieri che si sono formati spontanei quando JJ ha confessato di non essere mai riuscito ad appassionarsi alla saga, "Cosa potrà mai aver capito?" era la domanda classica. Dopo una spasmodica attesa finalmente la resa dei conti è arrivata.
L'8 Maggio 2009 J.J. Abrams ha proposto la sua scommessa riavviando il motore dell'Enterprise con la sua personale miscela di materia e antimateria e portandoci "là dove nessuno è mai giunto prima".
LE SCELTE DELLA VITA
Film fedelissimo ai numerosi trailer che hanno invaso il web, la trama pone il suo fulcro nel bivio tra presente e futuro (o passato e presente per i fan), da volere e potere, dall'agire con razionalità (logica) o col cuore (le emozioni). La Scelta è la vera protagonista della storia. Abrams riferì di non essere mai riuscito ad appassionarsi alle vicende della vecchia linea narrativa di Kirk e Spock e appena letta la sceneggiatura dei suoi amici si è innamorato della vicenda al punto da volerla dirigere personalmente. Ogni frame e inquadratura del film rivela il suo desiderio di agganciare lo spettatore alla sedia.
Sono le scelte, quelle che creano il nostro futuro e quelle che temprano il carattere, quelle che ci regalano dolori e gioie, amore e odio. Ad ogni scelta si contrappone un dilemma, una lotta intima tra mente e cuore che a volte sbrana l'anima e rischia di oscurarla per sempre. Solo il coraggio (o l'incoscienza se ti chiami James Tiberius Kirk) può risolvere l'empasse.
UN VIAGGIO NELL'ANIMO UMANO
Sono le scelte del padre di Kirk che hanno consentito al figlio di esistere, sono le scelte di Kirk che potrebbero fargli fare la differenza nella galassia, sono le scelte che creano il bivio più importante per l'intero continuum, che non sarà mai più come una volta.
Da una parte la fredda e impietosa logica della cultura vulcaniana, rappresentato dal personaggio di Spock, qui letteralmente spaccato in due tra il giovane, ancora vagante nei meandri della sua doppia natura umano-vulcaniana, e il vecchio Spock, la cui presenza regala chicche di battute che faranno sorridere i fan; dall'altra lo show emozionale che alberga nel cuore di James T. Kirk ma che senza scopo e disciplina non porterà nulla di buono. Così diverse ma così necessarie per l'equilibrio della galassia, dovranno mescolarsi come la materia/antimateria del motore a curvatura.
Una scelta sbagliata si traduce in un Errore che va pagato, come ammonisce un perentorio cattivo annientato dal dolore.
Poi c'è il Coraggio, il Senso del Dovere, rappresentato dal capitano Pike, il vero jolly del cast, che ha dimostrato la furbizia di Abrams nel recuperare un personaggio antico della saga, che per i fan non ha bisogno di presentazioni, ma che qui è reinventato in modo ottimale ben inserendosi nel contesto.
Infine l'Imprevisto, che sceglie per noi laddove stiamo a guardare. Ed ecco Nero/Eric Bana, il romulano impazzito che, ormai annegato nelle tenebre della sua anima, affronta il tempo e lo spazio pur di scaricare la sua voglia di vendetta.
A contorno uno stuolo di amici e parenti, le voci dell'Ambiente (la Federazione, McCoy, Uhura, Scotty, Sulu e Chekov, il retaggio vulcaniano) e del Sangue (i genitori di Spock e di Kirk), che aiutano a capire il perché di quelle scelte.
Tutti vorrebbero sentirsi speciali, tutti vorrebbero essere liberi, tutti devono ad un certo punto accettare le responsabilità e i compromessi, tutti sbagliano. Ognuno di noi è in bilico tra il Kirk e lo Spock, ognuno deve trovare la giusta miscela di materia e antimateria per partire a velocità curvatura. Non c'è che dire: sulla carta è una storia intrigante e attraente con ottime potenzialità, un'epica fantascientifica.
DALLA CARTA AL CINEMA
Se nel primo viaggio dell'Enterprise su grande schermo ("Star Trek: The Motion Picture") si spingeva sull'esplorazione e sulla nascita di una nuova specie, nel reboot si naviga nell'intimo dei due personaggi per assistere alla nascita di una nuova saga nella commercialissima concezione Abramsiana della fantascienza cinematografica.
Ma il condizionale è d'obbligo, perché oggi come oggi i film non si girano più per passione o per arte ma per fare soldi, per gareggiare al botteghino premendo l'acceleratore sugli aspetti più materiali e scontati. Se nella tv di "Live! Ascolti record al primo colpo " si cura lo share, nel cinema c'è il box office. I produttori pensano prima al loro tornaconto e poi a quello del pubblico.
Ecco quindi che dopo i flop cinematografici della saga, penalizzati purtroppo da sceneggiature più adatte a episodi televisivi di 45 minuti, si è pensato che i fan fossero "stanchi" dell'Universo Trek e l'occasione è stata gradita a JJ Abrams, che si era sempre sentito escluso da quel mondo, per riscriverla a suo uso e consumo. Il film doveva piacere innanzitutto a lui che ha tanto amato "Star Wars", ma le esigenze di business gli imponevano di attirare quanto più pubblico possibile. Ha quindi immerso la saga in una serie di stereotipi registici, inondandola di azione, effetti speciali, battaglie spaziali, luci à go go, lens flare a profusione e cineprese ballerine per un vero effetto "discoteca spaziale".
ECCO A VOI TREK WARS?
L'affetto per Star Wars è vivo nelle diffuse similarità: il giovane Kirk che sfreccia su un'auto nel deserto dei canyon fa il paio con la corsa di Luke Skywalker sul desertico Tatooine e sarà una coincidenza, ma abbiamo anche lotte con le spade, un corpo a corpo su una costruzione oblunga sospesa nel cielo, pistole che sparano colpi di luce anziché i classici phaser, una donna "contesa" tra due protagonisti. Davvero il mancato avvio in curvatura dell'Enterprise con annessa figuraccia non ricorda le famose promesse/figurelle di Han Solo quando annunciava "Andiamo nell'iperspazio"?
E' vero, non è la prima volta che Star Trek si rifà a Star Wars, basta pensare al bar in cui entrò McCoy in "Star Trek III: Alla ricerca di Spock" quando cercava una nave, ma erano sempre eccezioni limitate a pochi attimi.
JJ Abrams ha sicuramente stabilito un record: per la prima volta la saga di "Star Trek" ha dovuto vendersi al miglior offerente passando in secondo piano l'idea di Gene Roddenberry che ne fu il creatore. Considerando che nel futuro trek i soldi non contano nulla è un esilarante risvolto.
I BUCHI NERI DELLA SCENEGGIATURA
Nonostante le molte idee spinte, il teletrasporto, il motore a curvatura, il viaggio nel tempo, Roddenberry ha sempre cercato di proporre una scienza futuristica, forse improbabile ma possibile, richiedendo consulenze da scienziati e scrittori di fantascienza. Stavolta l'inattendibilità scientifica si erge come iceberg e sfonda la barriera della logica vulcaniana, dando l'avvio ad una trama e una sceneggiatura che sono una via di mezzo tra un fumetto e una storia da fantascienza anni '50-'60 trasportata al giorno d'oggi.
Ingenuità abbastanza imbarazzanti, a partire dal classico uomo che dovrebbe salvare un pianeta (Superman o uno scienziato pazzo?), promozioni davvero fin troppo facili e carriere militari a velocità luce, donne che si atteggiano a maschiacci ma che si sciolgono e si danno all'eroe di turno, per non parlare della confusione tra buchi neri e tunnel spazio temporali.
E'un film fatto per un vasto pubblico, che non richiede la conoscenza della saga: è vero si può attivare un motore a curvatura o usare un teletrasporto senza spiegare il funzionamento ma ci si chiede se i neofiti avrebbero capito cosa stava facendo Spock quando ha allungato la mano in faccia a Kirk senza che l'amico fan gli sussurrasse "Fusione Mentale Vulcaniana" o per quale motivo i Vulcaniani abbiano disconosciuto le emozioni....
Il Caso domina pazzamente come Deus ex Machina, apparendo sempre ad hoc sia per giustificare un incontro tra la vecchia e la nuova linea temporale, sia per fornire la soluzione su un piatto d'argento, rendendo di fatto carente la sceneggiatura. Mi dica, signor Spock: quante probabilità ci sono, che due persone catapultate su un pianeta in momenti diversi atterrino a poche centinaia di metri l'uno dall'altro "a caso"? E quante probabilità ci sono che a due passi ci sia un avamposto con dentro proprio la persona adatta per il piano d'arrembaggio?
THE MAKING OF
La regia di Abrams, seppure originale nel riprendere alcune scene inclinando la cinepresa di trenta gradi, furba nel caricare gli attori su una vera giostra durante i dialoghi, si adagia su un eccessivo uso dei primi piani che restringono gli ambienti penalizzando la scenografia e avvicinando troppo lo spettatore alla bocca degli attori: un effetto "Polifemo" più che una fusione mentale cinematografica.
Le riprese sempre in soggettiva con cinepresa colpita dal "ballo di san vito", accostate ai perenni primi piani rendono quindi confuse le sequenze d'azione condite con effetti di diffrazione ad ogni stacco, regalando un indimenticabile mal di mare, come se i personaggi (o gli spettatori?) fossero tenuti in una palla di vetro piena d'acqua che il regista si diverte a scuotere. Originale ma il detto "Il troppo stroppia" non esiste per un "caso".
La scenografia, interessante e ariosa negli esterni, negli interni delle astronavi invece preferisce rifarsi ai centri commerciali sotto Natale, addobbando gli ambienti di una quantità abnorme di led e luce dai colori elettrici e sfolgoranti come non si è mai vista nemmeno nella casa del "Grande Fratello", tanto che sono sicura di aver sorpreso Zoe Saldana socchiudere gli occhi infastidita mentre fissava la sua consolle di lavoro. Si capisce che sia facilissimo per Nero scovare e mirare alle astronavi della Flotta Stellare anche senza l'utilizzo dei sensori, ma probabilmente nel futuro di Abrams avremo tanta di quella energia da fusione nucleare da poter scialare in inutili lampeggii psichedelici.
Qualcuno è rimasto scandalizzato da tutti quei tubi in sala macchine, ma personalmente non ho ancora risolto il dubbio della strana somiglianza tra il bar della rissa e il nuovo arredamento del locale Al's in "Happy Days"(?!?)
La fotografia riveste di polvere interstellare le sequenze nello spazio creando un effetto nebulosa interessante, ma cede il passo agli strabordanti lens flare che compaiono ovunque come il prezzemolo: conoscendo JJ e il suo strano senso dell'umorismo, nasconderanno forse un codice da interpretare quale dedica ai seguaci di "Lost" e "Fringe"?
I NUOVI INTERPRETI
Chris Pine: Ha ben caratterizzato un baldanzoso e irruente James T. Kirk, proponendosi come un incrocio tra Chris Evans e George Peppard, risulta caricato al punto giusto e non si discosta molto dalla possibile immagine del giovane Kirk estrapolata dalla precedente versione firmata Shatner.
Zachary Quinto: l'interazione tra Kirk e il giovane Spock nella nuova linea temporale ci propone uno Spock inedito ma ben metabolizzato dall'attore, pedante al punto giusto con quel suo sguardo fermo e represso, che riesce a sembrare davvero Spock riuscendo a non materializzare l'incubo di un Sylar ("Heroes") con le orecchie a punta. Quel che deve fare da copione lo fa bene.
Simon Pegg: unico neo delle caratterizzazioni, va bene che Scott il senso dell'umorismo ce l'aveva ma Simon Pegg non si discosta molto da precedenti interpretazioni comiche, rendendolo più simile ad un...cameo.
Zoe Saldana: civettuola e sexy quanto basta per entrare nei vestitini di Nichelle Nichols/Uhura, ma per esigenze di copione si ritrova però a sostituire anche la storica infermiera Chapel.
Karl Urban: McCoy è il più simile all'originale, molto somigliante anche nelle pose che nell'emotività mostrata.
Anton Yelchin: a causa della sua giovane età Chekov è sempre stato una specie di mascotte ed in questo senso la sua parte è ben riuscita.
John Cho: Hikaru Sulu fa il suo dovere da copione. Gli manca però una capacità che aveva solo George Takei: quella di esprimere ottimamente meraviglia, stupore e terrore ogni volta che appariva qualcosa sullo schermo della plancia.
Leonard Nimoy: oramai dall'aspetto preoccupantemente cadaverico, è oscenamente penalizzato nel doppiaggio italiano....
Bruce Greenwood: nella vecchia saga il Capitano Pike si presentò per un solo episodio, il che gli ha consentito di avere praticamente carta bianca nel portare la sua esperienza in un personaggio affidabile e deciso.
Eric Bana: Nero è un cattivo interessante, sulla carta, ma nel film tra tagli e una sceneggiatura concentrata più su Kirk/Spock che sulle sue disgrazie si riduce unicamente a catalizzatore del cambiamento imposto dalla nuova direzione presa dagli sceneggiatori, che giustifica elegantemente lo sconvolgimento e l'annullamento di quarant'anni di saga con la creazione di una timeline alternativa (non parallela), in modo da rimettere le carte in gioco e rimescolarle a piacimento senza turbare troppo i "puristi".
Il nuovo padre di Spock, Ben Cross, ha ancora del lavoro da fare mentre Winona Ryder per quel poco spazio che ha avuto è una madre convincente, aiutata da un buon trucco.
FORMATTANDO UN CERVELLO DA STAR TREK
Per coloro che non conoscono i precedenti quarant'anni della saga, il reboot di JJ è pubblicizzato come occasione d'oro per dare un assaggio ad un mondo che nell'era Pre-Abrams è sempre stato visto come club ristretto agli "amanti dei pigiamini spaziali " e riservato a pochi iniziati. Data l'enorme mole di materiale è ragionevole non presumere che nello spazio di un film si possano capire tutti i risvolti del nuovo ambiente ma acquisire quel minimo di curiosità che porti ad aspettare il sequel e, se possibile, approfondire il discorso visionando i dvd della famosa vecchia linea temporale.
Una visione "innocente" della pellicola porta con sé spunti interessanti: pianeti attaccati, battaglie, effetti speciali notevoli e creative riprese da alpinismo spaziale, viaggi nel tempo, ma anche una sceneggiatura un po' infantile (e stranamente non per l'età dei personaggi) e raffazzonata che porta avanti quella fantascienza supereroistica che fa tanto blockbuster, la tipica fantascienza popcorniana da gustare con gli amici alzando il volume al massimo. Ridotte al minimo per motivi di marketing le pause filosofiche, che potranno perciò lasciare alcuni dubbi ai neofiti e insoddisfatti chi sperava in un buon film di vera fantascienza, come ad esempio lo fu un certo "Terminator" con molto meno effetti speciali.
POTENZIALITA' NASCOSTE
I ricordi dei fan li porteranno ad accusare un serio colpo nello stravolgimento completo della linea, quando una passata col cancellino eliminerà anche visivamente la vecchia saga, mentre ai neofiti l'escamotage Abramsiano apparirà probabilmente come una trovata "affascinante".
Ed in effetti è a dir poco geniale ed apre la strada a sviluppi imprevedibili come lo stesso Spock/Quinto avverte. Se in questo film Kirk, Spock & Co. sono ancora simili a quelli noti, tutto ma proprio tutto è possibile nel prosieguo, non solo è un reboot ma una formattazione completa dell'hard disk.
Ma il problema è che il troppo condimento luminoso ed effettistico, la poca attenzione ad uno sviluppo credibile e davvero sofferto, come ci si aspetterebbe dati gli eventi gravissimi e profondi che subiscono i personaggi, lo fanno assomigliare poco ad un buon film di fantascienza e più al recente "I Fantastici 4 e Silver Surfer". Il tutto completato da una regia frenetica che pare volersi ispirare ad "Armageddon". Paradossalmente, il meglio del film è nella sua ironia.
Star Trek versione Abrams, ovvero "Il Futuro ha inizio", avrebbe tratto vantaggio da una sforbiciata all'iperdinamismo, che avrebbe consentito di introdurre meglio sia Spock che Kirk, la cultura vulcaniana e romulana e finalmente far comprendere le radici di un dolore che qui è appena accennato in un imbarazzante flashback. Lo stesso test della Kobayashi Maru, la cui importanza è ben mostrata con poche scene nel superiore "Star Trek II: L'Ira di Khan", qui viene introdotta da Spock con una spiegazione addirittura illogica.
Ora tutto questo potrebbe calzare a pennello in una parodia, ma per un reboot sarebbe d'uopo una maggiore cura.
IL FUTURO HA INIZIO
Abrams ha navigato in uno spazio che aveva forse meno azione di Star Wars ma un ottimo universo narrativo, credibile per quanto fantascientifico: lo ha cancellato per avviare il suo nuovo gioco col pubblico, col marketing e con sé stesso.
La domanda è: con cosa riempirà il vuoto che ha creato? Nonostante l'occasione mancata per fare un capolavoro, anche questo nuovo "Star Trek" ha, per fortuna, potenzialità strepitose.
Sicuramente JJ Abrams ha rivitalizzato una saga quasi dimenticata dal cinema iniziando opportunisticamente una nuova era di battaglie spaziali ed effetti speciali ma c'è di buono che il senso dell'amicizia, del lavoro di gruppo, il rispetto e l'affiatamento dei personaggi è stato preservato, tanto che nella sequenza finale ritorna prepotentemente la gagliardezza e la complicità della serie Classica. E dato che un reboot rimette in gioco tutti, non ci sono più scuse per non richiamare in servizio anche William Shatner in una versione alternativa del vecchio Kirk.
"Star Trek" porta con sé dei semi per sequel davvero sconvolgenti(cosa accadrebbe ad esempio se i vulcaniani diventassero nemici della Federazione?), che potrebbero/dovrebbero essere migliori se JJ adotterà sceneggiature più rifinite e una regia meno affetta dalla sindrome da videoclip musicale.
La prima incursione trek di J.J. Abrams promette con un inizio interessante ma poi si risolve in un action movie abbastanza fracassone condito con fantascienza da fumetto che ben si presta ad una visione non troppo esigente.
JJ ha attinto dagli episodi più scemotti della Serie Classica (aveva anche lei i suoi punti peggiori), esplodendo le caratteristiche più d'avventura di ogni personaggio e condendo con tanta azione e battaglie, luci, suoni e bum bum.
Esasperare i mille pregiudizi che sono sempre circolati sulla saga, aggiungendo l'action tipica alla Star Wars, e conoscendo le ottime doti di marketing che ha già dimostrato JJ, era sicuramente il modo perfetto per proporre la saga ai non fan.
Una volta che avrete guardato il film ditemi se non ci avevo visto giusto nella mia simpatica previsione.
Star Trek - Il Futuro ha inizio non è assolutamente da buttare ma c'è molta carne al fuoco su un barbecue lussuoso, che alla fine non è proprio ben cotta anche se l'odore fa intuire il sapore.
Per chi è rimasto scioccato o insoddisfatto dalla presente pellicola, nella definizione del cinema USA di oggi prevarrà sempre il risultato al box office e come dice un vecchio vulcaniano "Le esigenze dei molti contano di più di quelle dei pochi... o di uno".
Per la serie: quando si sceglie la strada più facile.
Voto trek: 5.5 - 6.0
Voto non trek: da 7.5 in su
Voto personale: 6.5
Curiosità:
Anton Yelchin era il bambno ibrido alieno nella serie tv "Taken" ed è anche anche in "Terminator salvation"