Nel film "Identità" John Cusack, Ray Liotta e Alfred Molina protagonisti di un thriller psicologico ai confini della realtà...
Film: Identità Titolo originale: Identity Nazionalità: USA Anno: 2003 Durata: 90 minuti Genere: Thriller; Horror Regia: James Mangold Sceneggiatura: Michael Cooney Fotografia: Phedon Papamichael Musiche: Alan Silvestri Scenografia: Mark Friedberg Cast: John Cusack, Ray Liotta, Amanda Peet, John Hawkes, Alfred Molina, Clea DuVall, John C. McGinley, Pruitt Taylor Vince, Rebecca De Mornay
In una notte piovosa dieci estranei si ritrovano casualmente bloccati in un motel isolato del Nevada: una ragazza squillo (Amanda Peet), una coppia di giovani (Clea DuVall e William Lee Scott), un'attrice (Rebecca DeMornay) col suo autista (John Cusack), un poliziotto (Ray Liotta) che sta trasferendo un pericoloso prigioniero (Jake Busey), un uomo (John C. McGinley) con la moglie ferita (Leila Kenzle) e il figlio di lei, ovviamente il gestore (John Hawkes). Tutti prendono una stanza per la notte in attesa che passi il temporale ma si ritroveranno nel bel mezzo di un incubo con un misterioso assassino che inizia a sterminarli uno ad uno come nel giallo di Agatha Christie "Dieci piccoli Indiani", lasciando ogni volta una chiave numerata quale angosciante conto alla rovescia. Nel frattempo il Dr. Malick (Alfred Molina) tenta di evitare la pena capitale al suo paziente Malcom Rivers (Pruitt Taylor Vince) accusato di essere un pluriomicida...
Recensione
Dopo il drammatico "Ragazze interrotte" e la commedia fantastica "Kate & Leopold", James Mangold propone questo esercizio di stile a metà strada tra Hitchcock e "Ai confini della realtà" con un thriller dalla doppia linea narrativa che si ispira al classico giallo "Dieci Piccoli Indiani", intrappolando dieci personaggi in un motel figlio di "Psycho" con il classico sospetto gestore per poi virare nel thriller psicologico in maniera elegante e con una punta di horror, pur scadendo nel finale sarcastico tipico della serie "Alfred Hitchcock presenta" dove ciò che sembra non è.
Per chi ha già metabolizzato i predecessori nominati (io purtroppo sono tra quelli) la verità arriverà con largo anticipo utilizzando un pizzico di smaliziata riflessione, mentre per gli altri spettatori potrà essere deludente o sorprendente a seconda delle proprie aspettative. Qualcuno più tradizionalista potrebbe anche sentirsi preso in giro.
E in effetti una presa in giro lo è, ma di quella certa psicanalisi i cui professoroni pensano di conoscere e capire tutto, dimenticando che la mente umana è più complessa e imprevedibile di un'equazione matematica.
Un film molto carino pur nella sua ingenuità, riesce a creare il giusto grado di tensione con continui colpi di scena, anche macabri, arrivando ai confini dei romanzi alla Stephen King, con un cast ben assortito, dove primeggiano John Cusack, Ray Liotta e Amanda Peet, ma che coralmente interagisce dignitosamente mettendoci impegno e facendo anche sobbalzare, aiutato da un'atmosfera cupa e claustrofobica, dalle molte scene in penombra e da quella pioggia incessante che perseguita i personaggi per l'intera durata - e che verrebbe voglia di prendere a schioppettate...
Come nei noti gialli nulla è casuale, tutto ha una spiegazione, la quale apparirà inaspettatamente lasciando spiazzati. Una volta che sarà stata svelata la verità e superata la sorpresa o l'indignazione, se avrete fatto attenzione allo svolgersi del racconto e imparato le regole del gioco, una risatina nascerà spontanea durante la prevedibilissima sequenza finale, quando una dimenticanza non sarà più tale...
Nonostante la sola ora e mezza di film, l'incalzare dei delitti aumenta l'angoscia, i protagonisti paiono davvero immersi in un incubo senza uscita e il modo migliore per godersi la storia è scegliersi un personaggio su cui puntare e lanciare i dadi...sperando di aver avuto fiuto.
Cosa manca? Che nella scena madre, seppur ben montata e recitata, diventa tutto così chiaro, troppo chiaro e "normale", mentre l'occasione sarebbe stata propizia per lasciare qualche dubbio nello spettatore e portarlo a vagare ancora per le campagne, oops, per il motel, approfondendo maggiormente i segreti e le personalità dei vari personaggi, valeva cioè la pena di allungare la durata e proporre un finale non così chiuso.
E' l'illusione che sconfina nella realtà ma resta pur sempre confinata all'illusione del cinema invece di seminare qualche affascinante dubbio nello spettatore, come ad esempio riesce un altro thriller poco noto (ma di stampo fantascientifico invece che psicologico) "Il Tredicesimo piano".
Nonostante una spiegazione che rassicura fin troppo lo spettatore, "Identità" è comunque un thriller molto intrigante, un gioiellino forse poco conosciuto dove gli attimi di paura si stemperano nella catarsi della rivelazione finale, da vedere sicuramente soprattutto se siete amanti del genere o dei giochi di ruolo.
E' consigliato però vederlo in compagnia di altri adulti perché sarà molto più divertente giocare a indovinare chi sarà la prossima vittima, scovare il killer o capire cosa realmente sta succedendo sotto la pioggia...e poter chiedere qualche spiegazione se non si sarà compreso tutto.
Per la serie: Niente è come sembra.
Voto personale: 7+
Curiosità:
Pruitt Taylor Vince ha nel curriculum film come "Mississippi Burning - Le radici dell'odio", "JFK - un caso ancora aperto", "La leggenda del pianista sull'oceano"; nel 1997 ha vinto un Emmy Award per l'interpretazione in "Murder One" ed è apparso in teleflm di successo come "Dr. House", "X-Files", "C.S.I. - Scena del Crimine"
Jake Busey era anche nel cast di "Contact", con Jodie Foster, sempre nel ruolo di cattivo. Lui e suo fratello, Gary, sono spesso arruolati come cattivi, meglio se psicopatici
James Maingold nel 2007 ha diretto il remake del western "Quel treno per Yuma" con Christian Bale e Russell Crowe.
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